I.G.A.T. Istituto di Psicoterapia della Gestalt e Analisi Transazionale


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I.G.A.T. Teatro Trasformatore con Enneatipi 7 e 3

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In genere inizio il lavoro di teatro a partire dalla rappresentazione di una scena, imbastita su un canovaccio, preparato dagli stessi attori. In una seconda fase spingo ad entrare nello sconosciuto provocando, tramite un atto creativo, la possibilità di sperimentare altre forme di esistenza e a questo scopo, intuitivamente, trasformo testo e personaggi. Nella scena riportata la “trasformazione” è stata utile per mettere a fuoco e far contattare aspetti inconsapevoli e ripetitivi del carattere, l’ignoto che produce malessere. In questo caso, il personaggio maschile, secondo la Psicologia degli Enneatipi, la caratterologia fondata sull’Enneagramma, appartiene al tipo sette, il goloso - astuto. Come tale tende a nascondere a se stesso tutto quanto gli provocherebbe dolore o senso di mancanza e si illude di rendere più facile la propria esistenza attraverso la ricerca di quanto di piacevole offre la vita.

E’ stato importante identificarsi in qualcuno che perde ogni appoggio ed ogni riferimento, un vagabondo buttato nella strada, rifiutato e costretto all’elemosina per la sua sopravvivenza. La forza del carattere si manifesta anche quando in una situazione di totale miseria, dicendo che gli manca tutto, anche il pane, si lamenta come fosse il peggiore dei guai, di non avere neanche una radio per sentire un po’ di musica. Ancora un appiglio al quale si lega per non sentire quanto sia profonda la sua disperazione. La moglie, che appartiene alla tipologia tre, vanità, presa dal suo attivismo e dal voler controllare ogni cosa, una volta caduta nella malattia mortale, il cancro, finalmente prende contatto con un insostenibile senso di vuoto. Si rende conto che l’immagine che ha sempre mostrato a se stessa e al mondo, serve a coprire una mancanza d’essere e finalmente tocca momenti di dolore intenso. Pure in lei traspare l’estrema difesa caratteriale e quindi, anche in punto di morte viene fuori l’inganno, quando dice che non potrà morire tranquilla senza sapere chi si prenderà cura del figlio. Di fatto fugge ancora da un contatto più profondo con se stessa.



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