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Workshops
TEATRO
TRASFORMATORE
Workshop
di ANTONIO FERRARA
Il Teatro trasformatore rientra in un progetto formativo e di sviluppo personale attraverso l'esplorazione delle aree più nascoste della personalità secondo un modello integrativo fondato su Gestalt, Analisi Transazionale e Psicologia degli Enneatipi elaborato dallo stesso conduttore del seminario. Il lavoro sarà basato sulla ricerca creativa del proprio "personaggio" e attraverso la rappresentazione teatrale e l'identificazione in ruoli diversi verranno esplorate le strutture di Copione che bloccano e limitano la personalità. La scrittura di sceneggiature originali che nascono dal gruppo stesso e la loro rappresentazione, attivano un processo di "trasformazione" che guida verso la scelta di nuove prospettive esistenziali.
10/11 Marzo 2012
Torino
Informazioni e iscrizioni
IGAT – Via Pietro Castellino 21 – 80128 Napoli
Tel/Fax 081-5790855 - E-mail: isigat@tin.it - Skype: IGAT-Napoli
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Il Teatro Trasformatore: una forma di Psicoterapia integrata
[...] Nel mio Teatro Trasformatore, creo situazioni sceniche perché il personaggio manifesti qualcosa che risulti significativo per chi lo interpreta. Così che l'attore, facendo teatro, in pratica attraverso un trucco, possa sperimentare ciò da cui fugge o quello che continua a ripetere in maniera meccanica o qualcosa di completamente nuovo per lui. "Il personaggio lo fa, non Io". Il teatro dà un permesso. Nel dialogo interno c'è un pensiero che sostiene il trucco: "Lo spettatore sa che è teatro. Sono attore e si sa che interpreto ruoli". Non è lui lo stupido, il killer, il condannato a morte, quello pieno di voglie e desideri o il seduttore che sta rappresentando. Nel caso del teatro trasformatore il trucco dura solo per un tempo. Poi il paziente si rende conto che chi parla e si esprime è proprio lui e allora non c'è più nessun ruolo che lo protegga e nessuna maschera che copra. È il momento della consapevolezza. Ora è scoperto, con i suoi lati sconosciuti e le potenzialità impreviste. [...]
Teatro Trasformatore con Ennatipi 7 e 3
Sao Miguel do Gostoso BRASILE
15/17 Gennaio 2010
In genere inizio il lavoro di teatro a partire dalla rappresentazione di una scena, imbastita su un canovaccio, preparato dagli stessi attori.
In una seconda fase spingo ad entrare nello sconosciuto provocando, tramite un atto creativo, la possibilità di sperimentare altre forme di esistenza e a questo scopo, intuitivamente, trasformo testo e personaggi. Nella scena riportata la “trasformazione” è stata utile per mettere a fuoco e far contattare aspetti inconsapevoli e ripetitivi del carattere, l’ignoto che produce malessere.
In questo caso, il personaggio maschile, secondo la Psicologia degli Enneatipi, la caratterologia fondata sull’Enneagramma, appartiene al tipo sette, il goloso - astuto. Come tale tende a nascondere a se stesso tutto quanto gli provocherebbe dolore o senso di mancanza e si illude di rendere più facile la propria esistenza attraverso la ricerca di quanto di piacevole offre la vita.
E’ stato importante identificarsi in qualcuno che perde ogni appoggio ed ogni riferimento, un vagabondo buttato nella strada, rifiutato e costretto all’elemosina per la sua sopravvivenza.
La forza del carattere si manifesta anche quando in una situazione di totale miseria, dicendo che gli manca tutto, anche il pane, si lamenta come fosse il peggiore dei guai, di non avere neanche una radio per sentire un po’ di musica. Ancora un appiglio al quale si lega per non sentire quanto sia profonda la sua disperazione.
La moglie, che appartiene alla tipologia tre, vanità, presa dal suo attivismo e dal voler controllare ogni cosa, una volta caduta nella malattia mortale, il cancro, finalmente prende contatto con un insostenibile senso di vuoto. Si rende conto che l’immagine che ha sempre mostrato a se stessa e al mondo, serve a coprire una mancanza d’essere e finalmente tocca momenti di dolore intenso.
Pure in lei traspare l’estrema difesa caratteriale e quindi, anche in punto di morte viene fuori l’inganno, quando dice che non potrà morire tranquilla senza sapere chi si prenderà cura del figlio. Di fatto fugge ancora da un contatto più profondo con se stessa.
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