La Gestalt porta al centro del processo terapeutico la relazione, non solo quella patologica, già molti l’hanno trattata, a partire da Freud, con l’enfasi messa sulle relazioni transferali. Per lavorare con il transfert è necessario cogliere fissazioni copionali che portano a replicare ancora oggi esperienze relazionali del passato. Per attivare una relazione autentica invitiamo a cogliere nell’altro il Tu e quando la persona è vista come Tu, l’esperienza cambia, è come vedere l’altro per la prima volta, anche se già conosciuto. Emerge la pienezza del suo essere, il suo essere OK, al di là di pregiudizi ed apparenze che rendono il Tu Esso, come conseguenza di un contatto distratto da un passato che non finisce. Per il Tu così guardato non si può che provare una profonda e incondizionata comprensione e più sottilmente amore. Un contatto da “essenza a essenza”, dice Naranjo.
I pazienti e gli allievi si addestrano all’esperimento relazionale. È una via diretta per il benessere. La sponteneità nel rapporto con l’altro libera l’organismo da pressioni intollerabili, ma anche favorisce l’avvicinamento e l’esperienza di relazione in forme più libere rispetto a quelle prescritte dalle norme sociali, che in apparenza proteggono ma di fatto limitano contatti più profondi
Claudio Naranjo
Per una gestalt viva
Esite una terapia della Gestalt morta, pedissequa imitazione di quello che fu il lavoro innovativo e discusso di Fritz Perls, ma esiste anche una Gestalt viva, erede delle geniali intuizioni del suo creatore.
Psicomagia: un atto dettato dalla voce dell'inconscio e tradotto nella surreale poesia di una quotidianità trasgressiva e onirica.